Italia Nostra è un'Associazione volontaria nazionale, no profit, che si occupa della tutela del del patrimonio storico artistico ed ambientale italiano. I suoi volontari si adoperano per attuare un controllo diretto e costante in difesa delle nostre bellezze artistiche ed ambientali quando risultino minacciate da scempi di ogni tipo, sia da parte di privati che di Enti Pubblici.
Tratto da Repubblica.it
C' è voluto l' intervento della magistratura per dare un duro colpo, con quattro arresti e 11 incriminazioni, alle truffe seriali che hanno trovato un facile varco nel lucroso business dell' industria eolica. È sintomatico che il principale tra gli arrestati, l'industriale Oreste Vigorito, venga presentato dai pochi giornali che ne hanno parlato, come presidente della squadra calcistica di Benevento e non come presidente dell'Anev (Associazione nazionale energia del vento), l'incarico, riconfermatogli recentemente all'unanimità, che gli è costato la galera.
Ferma restando la presunzione d'innocenza fino alla condanna credo interessante ricordare al lettore che l'Anev è l'associazione che mi ricoprì d'insulti e smentite per quanto andavo pubblicando a proposito dell'eolico. E cioè che le pale impiantate indiscriminatamente ovunque, al di là dei siti più acconci e da parte di industrie serie e chiaramente riconoscibili, stavano causando danni incalcolabili al paesaggio, con scarsissimi vantaggi energetici ma lucri sicuri per una serie di speculatori che avevano fiutato i vantaggi finanziari di una iniziativa con alle spalle il meccanismo di sovvenzioni più alto d'Europa. Accennavamo anche a possibili infiltrazioni mafiose.
L'odierna inchiesta della Guardia di Finanza suona a conferma dei nostri dubbi. Traggo dal sito "Via dal vento. Osservatorio sull' impatto dell' energia eolica in Italia", alcune notizie aggiuntive: I) Da un comunicato di Italia Nostra: «Oreste Vigorito, uno dei padri dell'energia eolica in Italia, è uno degli uomini più ricchi e potenti della Campania.I capitali per iniziare li ha avuti da americani e giapponesi ma alcune delle sue controllate si sono viste assegnare finanziamenti pubblici per un centinaio di milioni di euro. Il 6 agosto 2007 ha venduto gran parte dei suoi impianti eolici al colosso britannico Ip (International power) al prezzo di1 miliardo 830 milioni di euro». II) Dichiarazione dell' on. Granata (Pdl) vice presidente della Commissione antimafia: «I sequestri di sette impianti eolici disposti dalla Procura di Avellino in Sicilia e Sardegna confermano la fondatezza delle nostre preoccupazioni verso questo settore, che ci hanno portato a richiedere in Commissione antimafia un monitoraggio su tutto il territorio nazionale e in particolar modo nelle regioni insulari e meridionali dove il numero degli impianti realizzati e in via di approvazione è gigantesco e sproporzionato. In proposito servirebbe valutare immediatamente una moratoria da parte del governo anche per chiarire il reale apporto di questi impianti alla produzione energetica a fronte della devastazione paesaggistica dell' Italia». III) La Guardia di Finanza ha aperto un fascicolo d'indagine sull'iter autorizzativo che ha portato al via libera ad una quindicina di parchi eolici in tutta la regione pugliese. Le zone interessate sono la Capitanata e la Murgia. IV) Il Financial Times ha pubblicato una inchiesta in quattro articoli a firma Guy Dinmore sui rapporti tra criminalità organizzata ed eolico. Vi si legge: «Come gigantesche sentinelle dozzine di pale eoliche costellano i crinali rocciosi vicino alla famigerata roccaforte della mafia siciliana, Corleone. Ma, nonostante una forte brezza faccia ondeggiare le foglie degli ulivi, le alte eliche delle pale non si sono mosse da più di un anno... le multinazionali stanno cominciando a capire qualcosa che gli investitori italiani conoscono bene: dietro il sistema di incentivi più generoso d' Europa, composto dai "certificati verdi" che le industrie inquinanti sono costrette ad acquistare (chi impianta parchi eolici li riceve in dotazione e li rivende ad alto costo a chi deve rientrare nei parametri ecologici obbligatori, ndr), esiste una rete di corruzione e di traffici loschi». È davvero singolare che qualche organizzazione ecologista si sia lasciata irretire dal mito del vento pulito, tanto da non vedere le mani sporche che lo inquinano da tempo. MARIO PIRANI
In relazione all’inchiesta giudiziaria in corso sulla “Truffa dell’eolico”, Italia Nostra rilancia la campagna contro l’indiscriminato proliferare di centrali industriali eoliche sul territorio italiano, isole comprese. Le torri vengono installate perfino in zone marine protette, nei parchi naturali e nelle aree archeologiche. In Calabria, nell’Istmo di Catanzaro, Italia Nostra contesta la previsione di un grandissimo numero di parchi eolici: più di 500 eliche tra il Golfo di Squillace e quello di Sant’Eufemia. In Molise, Italia Nostra sembra aver scongiurato la minaccia di un parco eolico da 32 MW ai margini della pregiata area archeologica di Saepinum, in un contesto paesaggistico appenninico di rara bellezza.
Ma l’avanzata delle torri del vento sembra inarrestabile - protetta da clamorose sentenze del Consiglio di Stato e del TAR Sicilia che hanno annullato perfino i vincoli paesaggistici e archeologici e senza alcun riguardo per la tutela del patrimonio - tanto da far prefigurare la riduzione a ‘distretto industriale’ di gran parte del profilo appenninico. Una vera devastazione paesaggistica!
Non è la prima volta che Italia Nostra domanda e si domanda per quale ragione l’energia del vento abbia tanto successo in un paese, e perfino in una regione come la Sicilia, con scarsa e inadatta ventosità.
L’inchiesta giudiziaria che si è aperta sembra dare le prime risposte.
Per quanto l’eolico sia una delle più accreditate fonti di energia rinnovabile, si deve porre con forza il problema del suo impatto paesistico e delle condizioni ambientali idonee al suo efficiente funzionamento. Inadatto in molti luoghi italiani per la loro scarsa ventosità, di contro riceve i più alti incentivi d'Europa, tramite certificati verdi valutati il doppio che altrove (oltre 160 euro a MWh. E ora un nuovo sospetto: anche contributi pubblici ulteriori, a fondo perduto.
L'inchiesta giudiziaria resa nota in queste ore ha bloccato presso il Ministero dell’Industria circa 30 milioni di euro di contributi ed ha sequestrato centrali industriali eoliche del valore di 153 milioni di euro.
Italia Nostra, pur prodigandosi a favore del risparmio energetico e delle energie rinnovabili, chiede di far luce su questa controversa, abnorme situazione normativa istituendo una apposita Commissione parlamentare.
La Presidente Alessandra Mottola Molfino
Roma, 13 novembre 2009
Pubblichiamo due nostri comunicati stampa di sull'arresto el Presidente ANEV.
Un faro giudiziario illumina finalmente i retroscena dell'eolico selvaggio in Italia.
UN FARO GIUDIZIARIO ILLUMINA FINALMENTE I RETROSCENA DELL’EOLICO SELVAGGIO IN ITALIA
“Oreste Vigorito il padre dell’energia eolica in Italia oltre ad essere Presidente dell’ANEV è uno degli uomini più ricchi e potenti della Campania.
Con il suo accento campano e la sua travolgente cordialità è un buon esempio di imprenditore che pensa globale e agisce locale.
I capitali per iniziare li ha avuti da americani e giapponesi ma alcune controllate della sua IVPC si sono viste assegnare finanziamenti pubblici per un centinaio di milioni di euro.
Il 6 agosto 2007 ha venduto gran parte dei suoi impianti eolici industriali al colosso britannico IP (International Power) al prezzo di 1 miliardo e 830 milioni di euro.”
Queste note sono tratte da face book e dimostrano che oggi non è stato arrestato un uomo qualunque ma il responsabile, nel bene e nel male, dello sviluppo dell’eolico in Italia.
L’accusa di truffa ai danni dello Stato è di certo molto pesante.
Rileviamo però che i danni irreversibili causati al paesaggio italiano non saranno mai più sanati e che qualcuno dovrebbe oggi fare il conto per stabilire a quanti miliardi di euro essi ammontano.
Firenze il 10 nov.09 Nicola Caracciolo VICEPRESIDENTE NAZIONALE ITALIA NOSTRA Mariarita Signorini membro di Giunta del Consiglio nazionale Italia Nostra
DOPO L’ARRESTO DEL PRESIDENTE DELL’ANEV, E’ URGENTE UN’ INCHIESTA SULLA DIFFUSIONE DELL’EOLICO SELVAGGIO IN ITALIA.
Nei nostri numerosi interventi contro la diffusione di centrali eoliche in Italia, abbiamo costantemente chiesto per quale ragione l’energia del vento avesse tanto successo, in un Paese con scarsa e inadatta ventosità.
L’inchiesta in corso che ha portato nientemeno che all’arresto del Presidente dell’ANEV, l’associazione nazionale dell’energia del vento, associazione che rappresenta gran parte degli imprenditori del settore, mette in evidenza la singolare situazione italiana: investire conviene a tutti i costi!
Poche ore di vento: una media di produzione di sole 1700 ore ( di cui effettive immesse in rete 1450 ) contro le oltre 2000-2800 del Nord Europa.
Ma con i più alti incentivi d’Europa, tramite certificati verdi valutati il doppio che altrove (oltre 160 euro a MWh).
E ora la nuova verità: ci sono stati anche ulteriori contributi pubblici a fondo perduto! per i quali pare si siano fatte ‘carte false’
L’inchiesta ha bloccato presso il Minindustria circa 30 milioni di contributi, e ha sequestrato centrali del valore di 153 milioni di euro.
Ora chiediamo la verità su questa paradossale situazione normativa.
Italia Nostra non è mai stata sentita dal Ministero dell’Ambiente.
L’ANEV che è Associazione ambientalista riconosciuta è invece sempre presente, insieme a Legambiente e Greenpeace.
Chiediamo subito un’inchiesta anche in Parlamento.
Firenze il 10 nov.09 Nicola Caracciolo Vicepresidente nazionale Italia Nostra Mariarita Signorini membro di Giunta del Consiglio nazionale Italia Nostra
Laudatores temporis acti: gli ambientalisti sono costretti ad assumere il ruolo di nostalgici dei tempi passati. Finalmente siamo moderatamente soddisfatti dell’odierno gran parlare, benché pochi fatti, sull’ambiente; ma siamo inguaribili nostalgici del buon tempo antico. C’era una volta un cinema in quasi ogni quartiere; passando si guardavano i cartelloni della programmazione con le sovrascritte “oggi”, “domani”, “prossimamente” e quando c’era qualcosa di attraente, con due passi a piedi ci si andava.
E’ storia nota: pantofole, camicia o giacca di casa, pigrizia, la televisione ha causato il crollo dei frequentatori e la chiusura di molte sale cinematografiche. E’ passata la moda dei “drive-in”, americanata, sinonimo di fesseria, basata sul concetto che si va al cinema, al bar, in banca ed altri posti senza alzare il sedere dall’automobile; ma sui gestori, che hanno resistito, si abbatte un’altra jattura.
Ora va di moda la multisala: un complesso di più sale cinematografiche, che lo stesso giorno presenta più film; con una leggera diminuzione del personale di biglietteria e controllo. E’ un aumento dell’offerta ad un pubblico viziato dall’ampia scelta dei canali televisivi; il gestore presenta 3 film, sperando di raccogliere nel complesso più spettatori. Non sarebbe male, se il cinema multisala rimanesse nel quartiere; ma di solito è impossibile moltiplicare lo spazio; allora il piccolo cinema di quartiere chiude, si trovano i capitali e si costruisce una multisala in qualche area dismessa o dove l’estrema periferia gli dà spazio.
E’ l’ennesimo consumo di territorio, pazzesco secondo i dati statistici, verificabile quando arrivano i nubifragi e l’acqua non assorbita del tereno fa disastri. Un multiplex, come si chiamano le multisale moderne, consuma, impermeabilizza qualche ettaro, per le sale e per i grandi parcheggi; perché il posto è, sovente fuori mano, è pensato per un accesso automobilistico.
A Firenze, dopo dura battaglia, si apre una speranza: sequestrato il cantiere di un multiplez da 2.200 posti e 9 schermi sull’area ex Fiat di Novoli, che in quanto a cinema avrebbe desertificato la città. Fa anche ridere e piangere insieme un politico fiorentino inquisito, un certo Formigli, ancora a piede libero; che quando si discuteva di tram, per cercare motivazioni, diceva che il tram avrebbe rianimato la città, perché la gente sarebbe andata al cinema in tram.
L’ultimo caso è l’inaugurazione di un colossale multiplex da 3.500 posti e 14 schermi, cioè sale a Prato Capezzano, presso l’uscita autostradale Prato Ovest; la posizione è strategica, perché adesso per andare al cinema si viaggia in autostrada. C’era una saggia legge regionale del 2004 sulla distanza minima tra multiplex; era appena entrata in vigore nel 2006, quando tale parametro è stato eliminato; pertanto è stupido ma legale costruire un multiplex a soli circa 8 km dal Vis Pathè di Campi Bisenzio. Questo multiplex di analoghe dimensioni, colpevole della chiusura delle superstiti sale cinematografiche, 5 a Prato, 4 a Pistoia, domina il mercato della Toscana di Nord-Ovest, raccogliendo circa 1 milione di spettatori/anno. Adesso tale cifra andrà divisa tra 2 contendenti; la recessione passerà, ma arriva la televisione digitale, con tanti canali e più ampia scelta di film, serials, telenovelas per passare la serata.
Il cosiddetto progresso impone, che nella molto abitata Toscana di Nord-Ovest per andare al cinema si percorrano decine di chilometri; è il trionfo del più stupido consumismo automobilistico, il trionfo dell’inquinamento. Pertanto, una volta eliminati gli ottimi cinema di quartiere e ci dispiace molto soprattutto per gli anziani senza auto, che non possono più andare al cinema, gli ambientalisti tifano per la televisione digitale; perché significa meno traffico e meno inquinamento: che tutti restino in casa e che i dannati multiplex falliscano.
AMBIENTE:SIENA; ASSOCIAZIONI A TAR CONTRO SCEMPIO SAN SEVERO
(ANSA) - FIRENZE, 3 NOV - Italia Nostra e Casolenostra hanno presentato ricorso al Tar della Toscana per chiedere l' annullamento di una delibera del Consiglio comunale di Casole d' Elsa (Siena), con cui era stata approvata, nel giugno 2009, la variante al Piano di recupero di San Severo, ''uno dei maggiori scempi paesaggistici della provincia di Siena - sostengono le due associazioni ambientaliste - la Procura ha gia' stabilito la demolizione di 5 mila metri cubi del complesso edilizio e l'eliminazione del laghetto abusivo; con questo ricorso potrebbero sparire altri 7 mila metri cubi''. I rappresentanti della sezione senese di Italia Nostra hanno poi sottolineato che ''oltre alla situazione di San Severo, un mega villaggio vacanze con oltre 50 appartamenti ricavato da un podere'', nel comune di Casole ci sono stati ''altri sequestri come il cantiere delle Vigne, la vecchia fornace di Querceta, abusi a Pietralata e Cavallano, denunce e avvisi di garanzia''. Con il ricorso, presentato il 3 ottobre, le associazioni chiedono la ''nullita''' del piano di recupero in quanto ''la responsabile dell'Ufficio urbanistica ha tenuto una condotta chiaramente volta ad agevolare la definizione del procedimento in termini favorevoli alla societa' Toscana Real Estate, proprietaria dell'area e committente dei lavori'', e si chiede la ''nullita' e l'inefficacia'' di una delibera del 2004 con cui venne approvato il 1/o Programma integrato degli interventi, ''atto da cui tutto e' partito''. (ANSA). Y6G-MU 03/11/2009 17:09
Il Comitato Scientifico della Sezione Apuo-Lunense di ITALIA NOSTRA esprime una netta opposizione al faraonico piano nucleare nazionale e ribadisce la sua crescente sintonia verso le fonti alternative come quella solare.
Il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via d’esaurimento, ma anche l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35 - 40 anni. Non possiamo continuare perciò ad elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate per il futuro a medio e lungo termine. E’ necessario, invece, sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti e a costo zero, cioè il Sole, che ogni giorno illumina e riscalda la Terra. Miopia insensata o affarismo di bassa lega e di corto respiro?! Tutti siamo avvertiti! Con la legge 23 luglio 2009, n. 99 - decreto attuativo della c.d. legge sviluppo(pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n. 176 del 31 luglio 2009) entro il gennaio 2010, a cura di un comitato di esperti nominato dal governo. saranno individuati i siti dove costruire le nuove centrali nucleari e conferire le scorie radioattive delle vecchie e delle nuove centrali. E acostruire e gestire le centrali in detti siti saranno le aziende o i consorzi di imprese. Il testo del decreto cancella il referendum del 1987 contro il nucleare… Ripropone e decide non solo le aree e i siti per le centrali ma anche l'ubicazione dei depositi delle scorie, le procedure per lo smantellamento delle strutture, quando i reattori andranno in esaurimento, i modi e i tempi di realizzazione… C’è di più: stabilisce addirittura i processi pubblici per superare eventuali dissensi od opposizioni, per giungere comunque alla manifestazione di consenso delle popolazioni che dovranno, volenti o nolenti, ospitare le centrali. Per cui, se alcune Regioni dovessero contestare la geografia nucleare approvata dall'apposita Agenzia per la sicurezza e dalla Conferenza unificata Stato-Regioni-Comuni, si tenterà una conciliazione mediante un Comitato interistituzionale. Ma se il conflitto non dovesse essere risolto, il Governo andrà avanti per decreto. Come dire: se c'è il consenso va bene, se non c'è si va avanti lo stesso. All'interno delle aree individuate, dunque, il Governo può fare quel che vuole… “vuolsi così colà ove si puote ciò che si vuole, e più non dimandar”. Sembra, anzi, che le relative scelte operative siano già state effettuate. Ma molte Regioni non ci stanno (undici a questa data, che rappresentano il 56% del territorio nazionale: inizialmente Emilia Romagna, Toscana, Piemonte, Calabria, Liguria; ad oggi anche Basilicata, Campania, Lazio, Marche, Puglia, Umbria) ed hanno impugnato l’arbitraria potestà del Governo a fronte di scelte di così straordinaria importanza anche per le generazioni future davanti alla Corte Costituzionale. La legge statale per lo “sviluppo” del nucleare vìola, infatti, le competenze regionali in quanto la materia relativa all'energia non è esclusiva dello Stato, ma “concorrente”; per cui è impensabile che lo Stato possa individuare a suo piacimento dei siti nucleari senza l'intesa con le Regioni interessate… Ma esistono anche ragioni etiche e politiche che impongono un netto rifiuto al ritorno e alla diffusa presenza delle centrali nucleari nonché alla disseminazione dei siti-pattumiera di raccolta della spazzatura nucleare. Sono ragioni che qualsiasi parte politica dovrebbe sostenere nell'interesse generale, superando ogni motivazione di schieramento e di opportunità… Non solo le citate Regioni, ma anche e soprattutto i cittadini in genere si oppongono, ribadendo il secco No al nucleare in Italia espresso nel referendum del 1987. Il Governo va avanti senza curarsi di cosa ne pensino gli italiani e, incredibilmente, ignora i sondaggi ai quali è invece solitamente molto attento. La maggioranza del Paese è oggi nettamente contraria allo sviluppo del programma nucleare e preferisce l'energia da fonti rinnovabili. Un sondaggio recentemente condotto da Il Sole 24 Ore (quotidiano della Confindustria, non dei soliti “terroristi ecologisti”) conferma che - al 60% - gli italiani non vogliono proprio saperne di costruire nuove centrali e di riattivare quelle vecchie dismesse!* 1)Sostiene, invece, la ricerca e la promozione delle energie alternative e rinnovabili, in primo luogo quelle di fonte solare (energia solare termica, energia solare termodinamica, energia solare fotovoltaica). E il «fronte del no» sta crescendo, perché il problema della sicurezza delle centrali nucleari e dello smaltimento delle scorie è grave ed irrisolto: nessuno, in tutto il mondo, è ancora in grado di neutralizzarle.No, quindi, all'energia nucleare, sì all'energia solare, all’energia pulita! Non foss’altro perchè non esiste ancora il Nucleare sicuro, o almeno a bassa produzione di scorie; esiste, al contrario, statisticamente, la probabilità di un incidente nucleare nell’arco di un secolo; calcolo che, ovviamente, aumenta con il proliferare del numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di un nucleare innovativo, basato sull’uso di un elemento largamente disponibile in natura come il torio, per alimentare un amplificatore nucleare. Si tratta di un acceleratore, un reattore non critico, cioè che non provoca reazioni a catena e non produce plutonio; per di più dal torio non è possibile costruire una bomba atomica: così si taglierebbe definitivamente il cordone fra il nucleare militare e quello civile. Un siffatto impianto è già stato esperimentato con successo. Quanto, infine, al discorso sull’opportunità e sui costi-ricavi del ritorno al nucleare. La tecnologia proposta si basa sull’uranio, un combustibile, com’è noto, costosissimo e di durata limitata. Si aggiunga che per costruire una centrale nucleare occorrono 8 - 10 anni di lavoro. Lo ha ammesso anche il ministro Scaiola, che si è affrettato a firmare con il segretario all’energia degli Usa un accordo di cooperazione in materia di nucleare: “Stiamo procedendo a tappe forzate… la prima pietra è attesa entro il 2013 ed il primo megawatt per il 2018-2019”.
Si ribadisce che l'alternativa al nucleare è l’energia solare. Nel deserto del Nevada, in soli 18 mesi, è stato costruito un impianto di questo tipo su progetto spagnolo: costato 200 milioni di dollari produce circa 64 megawatt. Con 10 impianti di questo genere si ottiene un terzo dell’elettricità prodotta da una centrale nucleare della potenza di un gigawatt. I costi, oggi, ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente, quando questi impianti saranno costruiti in gran quantità. Un ipotetico quadrato di specchi, di 200 chilometri di lato, potrebbe produrre tutta l’energia necessaria all’intero pianeta. E un’area di queste dimensioni equivale appena allo 0.1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt.
In Italia, è vero, non abbiamo estese zone desertiche; possiamo però sviluppare detta tecnologia e costruire questi impianti nelle nostre regioni meridionali che risultano molto irradiate dal sole… o magari in Africa, per trasportarne poi l’energia prodotta nel nostro paese. Secondo studi condotti dal Premio Nobel Carlo Rubbia, per fornire in permanenza di elettricità un terzo dell’Italia (in luogo di 15 centrali nucleari da un gigawatt), basterebbe realizzare un anello solare grande come il raccordo anulare di Roma.
I nuovi impianti solari di cui parliamo, già sperimentati dal Professor Rubbia con grande successo nel campo del solare termodinamico a concentrazione, catturano l’energia solare e la trattengono in appositi contenitori di calore nei quali è contenuta una speciale soluzione salina, detta di Glauber, formata da solfato di sodio e di potassio cristallino in grado di assorbire, appunto, una grande quantità di calore che, successivamente, è rilasciata nel momento in cui tale soluzione viene nuovamente solidificata. L’energia imprigionata, attraverso uno scambiatore di calore è utilizzata per far vaporizzare dell’acqua necessaria a mettere in funzione una comune turbina per la produzione di corrente elettrica. Questi impianti sono in grado di fornire corrente anche quando il sole non c’è! Ecco la grande opportunità per il nostro paese, il paese del sole! Ovvio che, se non lo faremo noi, molto presto lo faranno altri… com’è avvenuto del resto per l’avvento del computer e delle tecnologie informatiche oltre vent’anni fa.
Il Comitato Scientifico della Sezione Apuo-Linense di Italia Nostra
* 1)Dieci mesi fa un sondaggio condotto da Demos su un campione rappresentativo di 1.300 persone aveva detto che il 46,8% degli italiani era possibilista su un ritorno al nucleare, ma la cosidetta "variabile Nimby" faceva salire i contrari al 50,2%. Cioè il sì era condizionato dal fatto che le centrali dovessero sorgere lontane dalla propria provincia. L'acronimo Nimby deriva dall'inglese Not in my backyard (non nel mio giardino). Nel maggio scorso, un sondaggio di Lorien Consulting per conto di "La Nuova ecologia" ha mostrato il rafforzamento del "fronte del no": il 60% degli italiani è contrario al nucleare e per quasi sette cittadini su 10 è pericoloso. Mentre le fonti alternative piacciono ad otto italiani su 10: il 75% vorrebbe che l'energia fosse prodotta da solare e fotovoltaico. Il nucleare è invece definita un'energia cara e pericolosa dalla stragrande maggioranza, e soltanto il 14% lo preferisce…
ITALIA NOSTRA TOSCANA
ITALIA NOSTRA SEZIONE DI SIENA
ASSOCIAZIONE CASOLENOSTRA
INVITANO
ALLA CONFERENZA STAMPA
Martedì 3 novembre ore 11
Caffè Giubbe Rosse
Piazza della Repubblica - Firenze
Indetta la conferenza stampa delle associazioni Italia Nostra e Casolenostra per illustrare le motivazioni del ricorso al TAR Toscana, con il quale si chiede l'annullamento della delibera del Consiglio Comunale di Casole d'Elsa n.63 del 22 aprile 2009, pubblicata sul Burt in data 21 giugno 2009, e l'annullamento di ogni altro atto presupposto, collegato, inerente, conseguente e derivato, relativo alla variante al Piano di Recupero del Podere San Severo.
La Procura della Repubblica di Siena ha ordinato la demolizione di 5000 metri cubi del complesso edilizio, l'eliminazione del laghetto abusivo e il ripristino del luogo.
INTERVERRANNO
Lucilla Tozzi, Presidente di Italia Nostra Siena
Ugo Manetti, Presidente dell'Associazione Casolenostra
Nicola Caracciolo, Vicepresidente nazionale
Mariarita Signorini, Membro della Giunta Nazionale d'Italia Nostra
saranno presenti altri rappresentanti delle due associazioni.
Eleonora Paglini
DIRIGENTE PROGRAMMAZIONE TERRITORIALE MS
Angelo Zubbani
SINDACO COMUNE DI CARRARA
Ai Consiglieri del
COMUNE DI CARRARA
ALLA STAMPA TUTTA
Oggetto: Denuncia mancato rispetto Legge Regionale 03 gennaio 2005, n.1& e Legge Regionale 27 dicembre 2007, n 69
Un gruppo di cittadini residente in una frazione del comune di Carrara (MS), riuniti in una associazione denominata Comitato Anderlino, da circa due mesi sta protestando nei confronti della propria amministrazione comunale relativamente alla stesura della Variante del Piano Strutturale che giudica inadeguata, arbitraria e deleteria sia per la frazione che per l’intera comunità. In ottemperanza agli art. 19 e 20 della L.R. Toscana 1/2005 il Consiglio Comunale di Carrara con delibera n.42 del 23.04.2003 ha nominato Garante della Comunicazione relativamente al procedimento, avviato con stessa delibera, per la Variante al Piano Strutturale l’avv. Lino Buselli (Segretario Comunale), il quale doveva garantire la partecipazione dei cittadini ad ogni fase del procedimento.Con la presente denunciano la mancata conoscenza, effettiva e tempestiva, delle scelte che l’amministrazione comunale ha intenzione di portare avanti par la zona che viene definita, nella variante, UTOE 9: variazione da “zona agricola” prima, a “corridoio di sistema urbano”, fino a una ulteriore destinazione nella variante in corso che suddivide l’UTOE in due parti: Aurelia Nord con forte valenza paesaggistica e a destinazione residenziale, e Aurelia Sud in zona commerciale, direzionale e di servizi privati, decisione che comporterebbe forte consumo di nuovo terreno (in special modo nella zona Sud) contrariamente a quanto indicato nella stessa L.R.1/2005 e nei principi generali del nuovo P.S. che suggeriscono la riqualificazione delle infrastrutture esistenti e danno una forte indicazione al rispetto ambientale. Ritenendo disattesa l’attuazione della partecipazione sia in fase di Valutazione Integrata cosi come promuove la L.R. n°1/2005 al capo I art. 11, sia in fase di realizzazione del Piano Strutturale vedi art 7 capo II, art. 19 capo III della stessa legge, nonché lo “Schema del Piano di Partecipazione dei Cittadini” del Comune di Carrara adottato con delibera di Giunta n° 61 - 26 Febbraio 2008, sottolineando le difficoltà per la consegna, anche su diretta richiesta da parte di cittadini, delle bozze di variante da parte dei funzionari comunali e l’evidente inganno con cui l’amministrazione vuol far passare l’informazione (si fa riferimento alle assemblee che l’amministrazione ha convocato solamente per esporre il lavoro svolto) come partecipazione (vedi Relazione del Garante della comunicazione apparso sul sito del Comune solamente a metà del mese di ottobre 2009 a lavori pressoché ultimati). Chiedono: di eliminare le previsioni per l’UTOE 9 dalla Variante del Piano Strutturale perché non condivise, non coerenti con le indicazioni fatte dalla Regione Toscana per quanto riguarda il governo del territorio e non impattanti con necessità di utilizzo pubblico; * di sospendere l’adozione dell’intero Piano Strutturale per ridiscutere, tramite vera partecipazione, la ridistribuzione del carico edilizio dell’intero del comune in modo di creare una vera pianificazione delle aspettative demografiche ed economiche del Comune stesso. Certi in un Suo sollecito intervento e a Sua completa disposizione per ulteriori informazioni o documentazione che vorrà richiedere, porgono cordiali saluti.
MONTAGNOLE DI POLVERI A CIELO APERTO NEI PIAZZALI DEL PORTO
L’ennesima denuncia della Sezione Apuo-Lunense di Italia Nostra
La storia delle alterazioni ambientali provocate dalle industrie chimiche e siderurgiche che hanno operato per decenni sul nostro territorio è in gran parte ancora da scrivere. Non pochi stabilimenti per la produzione di concimi, fertilizzanti, pesticidi e di carbone, gas, cementi, amianto hanno avuto un impatto devastante per l'ambiente e la salute della popolazione. Le conseguenze più incisive ed evidenti si manifestarono fra gli anni sessanta e ottanta ma ancora persistono, se e' vero che l'area industriale di Massa-Carrara per il Ministero dell’Ambiente resta una delle piu' inquinate d’Italia. Recenti biomonitoraggi eseguiti dallo stesso Ministero hanno dato risultati scioccanti: i terreni della ZIA e vasti tratti dell’areale di costa risultano pieni di veleni; oltre all’arsenico vi sono presenti rame, cromo, piombo, zinco, cadmio, mercurio e sostanze cloro-organiche a livelli di molto superiori al tasso limite tollerabile. Gli scienziati del CNR hanno registrato da noi, in rapporto ai dati regionali, il tasso di mortalità significativamente più elevato, sia negli uomini che nelle donne, e questo per tutti i tipi di neoplasie, con particolare rilevanza per polmone, stomaco, laringe e colon. Un vero e proprio disastro sanitario, dunque, in provincia di Massa-Carrara, quantificato attualmente in circa quattromila casi di tumore; una situazione gravissima che dovrebbe indurre le istituzioni a darsi una mossa, mettendo in campo politiche di prevenzione primaria e secondaria ancora più efficaci, e aumentando da subito i controlli sugli alimenti, ad es. verdura, pesci e crostacei. Sul terreno e nelle acque del nostro comprensorio ci sono concentrazioni abnormi di metalli tossici e di altre micidiali sostanze; un inquinamento che è dei più duraturi e persistenti tra quelli prodotti dalle attività umane. L’arsenico, quello di tipo inorganico, è cancerogeno; quello organico fortemente tossico. Così pure cancerogeni e tossici sono tutti i metalli pesanti intercettati dal monitoraggio ministeriale. Arrivati a questo punto le Autorità competenti dovrebbero accelerare l’iter per una completa, seria e approfondita bonifica di tutto il territorio che ancora risulta contaminato. Si è già detto che l’alta incidenza di malattie tumorali riscontrate dai ricercatori del CNR nel 2007 e ben prima conferma che la minaccia per la salute della popolazione è tuttora incombente. Bisogna richiamare il fatto che, negli ultimi anni, ad aggravare i problemi di salute dei cittadini di Massa-Carrara hanno contribuito anche le vaste emissioni di polveri dovute alla produzione del carbonato di calcio, ottenuto micronizzando in appositi impianti le scaglie di marmo, e al trasporto del minerale ad opera dei camion. Spesso abbiamo denunciato - senza peraltro essere degnati di una qualsivoglia pubblica smentita - che una fonte frequente d’inquinamento ambientale è rappresentata, nel porto di Marina di Carrara, dalle operazioni di carico-scarico di navi che trasportano minerali sfusi in polvere (non insacchettati). L’enorme quantitativo di polveri - PM10 - sollevate e portate ovunque dalle brezze marine contribuisce, com’è arcinoto, al degrado dell’aria che respiriamo. Se le istituzioni non interverranno maggiormente a sanzionare e fermare i responsabili di queste lavorazioni criminogene, presto i nostri centri urbani soffocheranno in uno smog sempre più dannoso per la salute in particolare dei bambini, degli anziani e delle persone con problemi respiratori. Nelle foto in allegato (scattate il giorno 6 agosto) si può vedere la montagna di centinaia di tonnellate di polveri biancastre che fa bella mostra di sé da qualche tempo sul piazzale di ponente del nostro scalo. Le polveri sono state prelevate dalla stiva di una o più navi e scaricate lì, in attesa di essere ricaricate sui camion e portate a destinazione… Quando? Dopo le ferie ferragostane? E nel frattempo? Si è pensato, è vero, di “contenere” la base dell’enorme cumulo da tre parti perché non… scivoli; ma non di ricoprirlo in alto, cosicché vento e pioggia eventuale possono agevolmente disperdere questa grande quantità di micidiale polvere. Anche sul molo di levante è stata depositato e sistemato allo stesso modo un cumulo di polvere, questo di colore nero come il carbone; dal 6 agosto, data delle foto allegate, la collinetta di tonnellate di minerale sfuso è molto aumentata… Per conto di alcuni concittadini che, allarmati, ci hanno messi al corrente di questi “depositi” a cielo aperto, ci permettiamo di chiedere alla Capitaneria di Porto, all’ARPAT e ad ogni altro ente competente di verificare la natura dei minerali sfusi in questione e la correttezza delle operazioni di accumulo e sosta degli stessi nonché, ove possibile, di tranquillizzare la gente circa la loro non pericolosità se dispersi in atmosfera, nel terreno e in acqua.
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